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Da una finestra un giorno l’orizzonte

Fotografia di Ashira Shots

Ferma al semaforo conto i secondi che mi separano dal verde. L’ennesimo rosso porta via secondi preziosi. Conto da molto ormai. Contavo anche ieri e ieri l’altro.

Contavo i minuti di attesa del mio turno in ospedale. Pensando a tutto ciò che l’aspettare mi toglieva.

Contavo le ore di terapia che mi consumavano.

Contavo i giorni di dolore, lo chiamano cronico, ma è senza tempo.

Non rammentavo come fosse prima.

Ogni giorno, alla stessa ora, lo stesso semaforo.

Il sole oggi sorge proprio in faccia a me e mi costringe ad alzare gli occhi per evitare di venire trafitta. Già ci pensa il dolore, mi dico.

Una finestra anonima persa in una facciata scrostata.

Delle mani giunte ripetono lo stesso gesto verso il cielo. Poi si aprono e si richiudono. Il viso è troppo lontano perché possa capirne i lineamenti .

Istintivamente osservo dall’altra parte della strada se mai fosse un messaggio silenzioso inoltrato ad un’altra finestra. Non ci sono edifici.

Conto le volte in cui lo ripete.

Il semaforo scatta. Il dolore anche. Per un attimo mi ero dimenticata di essere un corpo e vagavo con quelle parole non dette verso il blu di un cielo che raramente a Milano si vede.

La sala d’attesa è gremita. Chino lo sguardo, le mie mani accartocciate dal dolore, i miei piedi anche, dentro in scarpe che prendo sempre più strette perché possa dare la colpa a loro. Pazienti accartocciati da variegati dolori, in stanzoni dai muri bianchi, intenti sul cellulare a rubare attimi a colori di altri.

Una finestra, una sola finestra, in fondo alla stanza. Metto la sedia lì accanto. Si vede solo un piccolo squarcio di azzurro in mezzo al grigiore dei palazzi. Apro le mani, piano piano. Fanno male, ma non importa. Le apro. I palmi si nutrono di luce e di blu, poi li congiungo in segno di grazie e di riconoscenza.

Non conto più nulla e nemmeno il tempo conta più. Nella sala qualcuno timidamente ripete il mio gesto, altri mi guardano. Il dolore non scompare, ma alzare lo sguardo mi ha fatto incrociare quello degli altri e mi sento meno sola.

Da una finestra un giorno l’orizzonte appare a chi smette di guardarsi l’ombelico e apre le mani al mondo scoprendo di accogliere il cielo.

Chiara