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Il tramonto mi sorprende un giorno

Cammino veloce inerpicandomi per un sentiero boschivo. Il fiato corto, vapore  bianco dalla mia sciarpa. Si mescola ai miei pensieri. Fumosi.

La rocca, lassù, la mia meta. Sollevando la mano, quasi l’afferro. Vicina eppure lontana.  Quando penso di averla raggiunta di nuovo mi sfugge.

Agognata meta. Nel pomeriggio lento e gelido, anticipo di inverno, desidero con tutta me stessa raggiungere la rocca, sono certa che solo da lì potrò gustare il paesaggio.

Da sola. Non sono mai sola, eppure la solitudine fa parte di me, come il dolore.

Cammino e nel petto batte forte, il cuore. Quante volte avrei voluto non averlo, il cuore. Eppure questo dolore nel petto mi fa sentire viva.

Devo raggiungere la vetta, lo so, lo sento. Il mio viaggio deve terminare lì.

La voce trema anche nella mia mente. Vacilla. Anche lei. Le mie gambe sembrano non tenere più il passo. Sono già su a godermi il paesaggio…vagheggio folle della testa che va oltre alla strada ancora lunga e faticosa, come la vita. Va veloce, più veloce dei piedi. Che fanno male. Dio mio quanto mi fanno male…

Il freddo è così intenso fuori e dentro ho tanto caldo. Il petto urla. Le gambe vorrebbero fermarsi. I piedi e le mani a pezzi, il freddo acuisce i dolori …così mi accorgo che ci sono, che sono vivi, mi dico e con loro anche io sono viva.

Già: vivo, combatto, vivo, sorrido. Mi fa male tutto. Vorrei rannicchiarmi tenendomi stretta stretta per non sentire più nulla. Ogni movimento mi costa fatica, ogni muscolo tira, ogni osso stride, ogni tendine sembra una corda tesa che blocca il solo desiderio di muovermi. Tutto duole tranne il viso, e allora sorrido. Non c’è nessuno a cui rivolgerlo,  ma io sorrido. Forse a me stessa.

Il fiatone diventa sempre più intenso, la meta è proprio a pochi passi. Non sento più nulla, solo il battito del cuore che ormai è in testa…batte batte e accompagna i miei ultimi passi.

La rocca è chiusa. Non posso accedere, non posso guardare da lì il paesaggio che mi ero prefissata. Non posso. E sono sola. Un urlo basso sale da dentro, ma non riesce a trovare il fiato…

Lo sgomento mi assale, avevo portato qui i miei pensieri per lasciarli andare…cosa vuoi buttare giù dalla rupe? Il dolore che non mi dà tregua..e non c’è la rupe…e ora come faccio?

Mi volto e mi lancio in picchiata (potessi sarebbe così ne sono sicura) per la discesa ripida. Non ne voglio più sapere. Le gote in fiamme. Rabbia.

“Scordati di ciò che non serve”.

Respiro. Aria tersa, fredda, pulita. Spalanco gli occhi, li sollevo dal sentiero che fisso per non incespicare con il mio passo titubante …il tramonto rosso mi saluta, le luci del paese là in basso mi chiamano…ecco la vita in fondo è questo.

Non serve la rupe, non serve la rocca.

Non era la meta, ma il cammino importante.

Il dolore è come un rumore di sottofondo…ci si fa l’abitudine, ma un tramonto sull’infinito può trasformare quel rumore in musica. E i miei piedi volano…tutto è possibile ora.

Chiara