
Il nostro blog è aperto a tutti coloro che vogliano provare ad essere, con noi, semi di cambiamento. Oggi ospitiamo Denise Mazzeo e Simone Ratti. Abitano entrambi a Lainate, in provincia di Milano. Senza sapere l’una dell’altro hanno scritto due testi che si completano a vicenda.

Lainate. Un dopocena come tanti, il mio. In famiglia, sul divano a guardare cartoni animati con i miei figli. Un rito in questo fermo forzato
“Spiderman, un nuovo universo”. Spettacolare, coloratissimo, divertente. Il giusto rilassamento in famiglia. I film di animazione con i supereroi sono i preferiti dai miei figli. Ma anche da tanti adulti.
Perché? Guardo mia moglie che mi vede assorto in altro e mi rimprovera con le sopracciglia aggrottate. “Siamo insieme, ora”, mi dice. Eccola, la risposta sta nella “solitudine” dei supereroi.
Ogni supereroe è solo, unico nel suo genere e non può rivelare la sua vera identità agli altri. Lo dico a mezza voce. Il piccolo mi guarda e scuote la testa: “non è vero, sono una squadra”.
Sarà, continuo nei miei pensieri, facendo capire a mia moglie che sono di vitale importanza, ma quella è una squadra di “individualità”, di individui unici ed irripetibili, ognuno dei quali è un “campione”, un po’ come se una squadra di calcio fosse composta solo da giocatori come Ronaldo o Messi, senza “gregari” a fare da collante, da tessuto in grado di incastonare saldamente queste perle. Le ultime parole mi escono come un fiume in piena e balzo in piedi. Interrompono il film e tutti e tre mi guardano.
“Sembri disperato”, mi scruta a fondo il più grande.
“lo so che non puoi capire, ma sì, è vero, il mio è un pensiero disperante, perché a questi supereroi che piacciono tanto, manca la società. Ognuno è un’isola, ciascuno è un individuo (unico ed irripetibile, certo) impegnato a lottare, da solo, contro il mondo” , aggiungo in un soffio guardando fuori dalla finestra. Non mi aspetto comprendano, sono così piccoli…
In questo tempo di “distanziamento sociale” questo essere “solo contro il mondo” diventa un’esperienza ancora più evidente. Ma, paradossalmente, la pandemia ci sta mostrando proprio il contrario: che nessuno può salvarsi da solo.
Mia moglie si avvicina e mi mette il braccio intorno alla vita e con me guarda fuori, oltre a ciò che vediamo. Lo so, lo sento. Si è fermata la frenesia lavorativa. In questo tempo di sospensione posso avere la testa tra le nuvole insieme a lei. Un tempo regalato, nonostante tutto. Ora.
Prima ero immerso nell’anonimato delle stazioni della metropolitana, dei centri commerciali e degli altri non-luoghi metropolitani, trincerato dietro gli schermi dei dispositivi elettronici ed i vetri dell’automobile, vivendo come una particella in sospensione. Solo di fronte al mondo ed ai suoi e miei problemi.
Si aggiungono i bambini al nostro abbraccio, con i nasi incollati al vetro, cercando il motivo di questo strano gioco. “Cosa cerchi papà nel buio?” “Vuoi essere anche tu un supereroe che combatte il Corona Virus? Possiamo farlo insieme?”
Già anche molti grandi invocano i supereroi e i superpoteri, pensando che tutto si possa risolvere con una bacchetta magica. Eccola lì la vera risposta: noi quattro insieme nel riflesso del vetro. Noi quattro, e con noi tutte le altre famiglie e persone, cellule di quel grande organismo che è la società.
Solo se riscopriremo la dimensione della socialità, della solidarietà e della comunità risolveremo i nostri problemi…e potremo smettere di “dover essere” dei supereroi soli. Sorrido e loro con me.
Simone Ratti
Si ispira ad un articolo del blog di Simone Ratti: “Il volo del tafano” https://wordpress.com/home/tafano.blog

Ogni dove.
Surreale: non ci sono altri aggettivi per descrivere questo momento.
Impossibile anche solo immaginarlo. Come quei film, che vedi e dici “meno male che è soltanto un film”.
Oggi però non è un film.
Oggi è il domani che non avresti voluto.
Oggi è il passato che non hai mai pienamente apprezzato.
Ci siamo fatti trasportare dalla frenesia di un mondo che non ha mai saputo rallentare.
Ma oggi quel mondo si è dovuto fermare, costretto da qualcosa di inimmaginabile.
Ora vedremo se saprai fermarti anche tu, se finalmente inizierai ad aprire gli occhi
Tu che hai vissuto pensando al domani, senza cogliere l’oggi. Semplicemente sopravvivendo.
Vedremo se sarai capace di vivere realmente, strappando un senso a questo tempo che si dilata, e diventa infinito.
Dovrai inventare modi per non soccombere in questa nuova dimensione, isolato dal mondo, quel mondo che spesso hai disprezzato e che oggi ti manca come l’aria.
Avrai il tempo per comprendere ciò che è davvero importante, distinguere il necessario dal superfluo.
Avrai il tempo per farti mancare le persone, per capire chi realmente è fondamentale nella tua vita.
Avrai il tempo per ricordare, riflettere su chi sei stato fino ad oggi e magari invertire la tua rotta.
Il domani non sarà più come lo avevi immaginato. La normalità avrà cambiato la sua connotazione.
E tu sarai diverso.
Dopo giorni di paura, incertezza, e smarrimento. Dopo notti insonni, incubi e risvegli affannati.
Avrai imparato a resistere, lottare e a non avere paura.
Avrai trovato la direzione da seguire, la strada giusta da imboccare.
Avrai, forse, imparato finalmente a vivere.
Denise Mazzeo
Brava Denise, bella riflessione! Soprattutto il passaggio sulla diversa connotazione che, probabilmente (e personalmente aggiungo, sperabilmente) assumerà la nostra futura “normalità”. Speriamo veramente che questo tempo sospeso e surreale ci dia lo spazio per ripensare a noi stessi e alla nostra vita, che ognuno di noi voglia e possa diventare seme di cambiamento, innanzitutto per se stesso, ma anche per gli altri e la società. Abbiamo un grande bisogno di “rifondazione”, di gettare nuove basi al nostro esistere individuale e collettivo. Io sento questa esigenza e spero che sia così per molti. Speriamo che dal “deserto” di questa pandemia nasca un mondo più “umano”.